Egr. Dott. Profumo,
sappiamo che una banca di cui il gruppo Unicredit è azionista principale, la Austria Bank Creditanstalt, figura fra i finanziatori - per un totale di 280 milioni di euro - del progetto per la costruzione della diga di Ilisu in Turchia.
La diga, se costruita nell’ambito del progetto di sviluppo dell’Anatolia Sud-Orientale (GAP), imbriglierebbe le acque del fiume Tigri: problematici sarebbero gli impatti sulla popolazione, sul patrimonio storico-archeologico e sull´ambiente, nonché per gli equilibri geo-politici che ne risulterebbero intaccati.
In particolare, tale diga:
- sommergerebbe un prezioso elemento del patrimonio storico-archeologico-culturale dell’umanità, Hasankeyf, la cui costruzione si è sviluppata nel corso di 12 millenni, e decine di altri siti archeologici della valle del Tigri;
- distruggerebbe irrimediabilmente l´ecosistema del fiume Tigri, causando una perdita irreparabile di bio-diversità;
- sradicherebbe oltre 55.000 persone dal proprio territorio, minandone alle basi l´identità culturale, peggiorandone le già precarie condizioni di vita e causando loro ulteriori sofferenze con lo sfollamento: ciò si è già verificato in occasione della costruzione di altre dighe del GAP;
- consentirebbe il controllo dei flussi di acqua verso i Paesi a valle, Siria e Iraq, accrescendo enormemente - in assenza di accordi della Turchia con essi - il rischio di conflitti. La diminuzione della portata di acqua e il peggioramento qualitativo dell’acqua stessa graveranno pesantemente sugli Stati limitrofi.
Tale progetto infrange, inoltre, alcune disposizioni internazionali:
- la Convenzione UN-ECE, sottoscritta dall’UE nel 1992, sulla protezione e l´uso di acque e laghi internazionali e la Convenzione UN-ECE, anche questa sottoscritta dall´UE, sulla valutazione d´impatto ambientale in ambito transnazionale. Entrambe sono volte a prevenire significativi impatti negativi di opere infra-strutturali che si realizzano in un Paese;
- la Direttiva-quadro UE sull´acqua (che prevede la gestione delle acque a livello di bacino idrografico: nel caso specifico, dunque, da parte di Turchia, Siria e Iraq, riguardo alla Valle del Tigri). Adozione e applicazione della Direttiva sono identificate come priorità di adeguamento per la Turchia, nel corso del processo di avvicinamento all’ingresso nell’Unione Europea;
- la Convenzione Europea per la Tutela dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, che per la Turchia, in quanto Paese membro del Consiglio d'Europa, costituisce un obbligo;
- i Criteri di Copenhagen, promulgati dall´UE nel 1993, vincolanti per i Paesi aspiranti all´adesione (garanzie di democrazia e stabilità delle istituzioni, vigenza dello stato di diritto, rispetto dei diritti umani).
L’investimento di Austria Bank Creditanstalt a Ilisu, pertanto, si presenta foriero di rischi che saranno tenuti sotto costante osservazione dall’opinione pubblica e dalla società civile dei Paesi europei. Di recente già una banca elvetica, Zuercher Kantonalbank, si è ritirata dal progetto a causa delle pressioni esercitate da cittadini svizzeri che hanno dimostrato di avere a cuore le sorti dell’area sud-orientale della Turchia.
Per i suddetti motivi chiediamo al gruppo Unicredit di ritirare dal progetto la Austria Bank Creditanstalt. In tal modo riuscirebbe ad evitare il forte danno di reputazione che ne seguirebbe, finanziando la diga di Ilisu.
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